Continua il tour dei The Watch, che portano in Italia e in Europa la musica dei Genesis. La nostra intervista alla band.

The Watch Plays Genesis – il progetto della band milanese The Watch – arriva in Italia con il tour The Watch plays Genesis premieres Foxtrot & Selling England by the Pound: A Genesis Experience. È il tour europeo che celebra gli iconici album dei Genesis Selling England by the Pound (pubblicato nel 1973) e Foxtrot del 1972. Dopo le date a Nonantola, La Spezia, Assisi, Aprilia e Mestre, il 9 marzo lo spettacolo farà tappa a Pavia.

I The Watch, dopo il successo che li ha visti protagonisti nelle più importanti capitali europee e UK, continuano a portare sul palco la musica dei Genesis riuscendo a catturare l’essenza e l’atmosfera dei primi anni del gruppo inglese. I The Watch sono: Andrea Giustiniani (chitarra elettrica, chitarra 12 corde acustica), Mattia Rossetti (basso, chitarra 12 corde elettrica e acustica, Moog Taurus bass pedals, voci), Simone Rossetti (voce, flauto), Valerio De Vittorio (organo, piano, sintetizzatori, mellotron, chitarra acustica, voci) e Francesco Vaccarezza (batteria, voci).

The Watch Plays Genesis: l’intervista

Dopo le date italiane, partirete alla volta dell’Europa. Che emozioni vi sta dando questo tour finora?
«Il tour finora ci ha dato emozioni incredibili. L’entusiasmo del pubblico in Italia è stato davvero coinvolgente e stimolante e ora non vediamo l’ora di portare questa energia in Europa. Ogni città e ogni nuova tappa ci regala nuove sensazioni e ci permette di connetterci con persone di diverse culture. Inoltre, i fan del progressive, e in particolare quelli dei Genesis, sono persone di grande cultura e appassionati davvero speciali».

Il nome del tour è The Watch plays Genesis premieres Foxtrot & Selling England by the Pound: A Genesis Experience. Celebra gli album Selling England by the Pound e Foxtrot: come mai questo approccio e come avete impostato il live?
«Diciamo che ad ogni tour cerchiamo di presentare un disco diverso dei Genesis. Abbiamo approfittato del 50esimo anniversario di Selling England By The Pound e standoci con le tempistiche abbiamo aggiunto anche l’album Foxtrot. Lo spettacolo prevede la riproposizione integrale di queste due pietre miliari della discografia dei Genesis, che hanno segnato un’epoca nel panorama del rock progressivo e che, personalmente, amiamo molto».

Qual è la sfida (anche positiva) più grande che incontrate oggi nel ridare vita alla musica prog in generale e ai Genesis in particolare?
«Suonare questo tipo di musica richiede un grande impegno. Non solo è complessa da eseguire, ma i fan dei Genesis, in particolare quelli degli anni ’70, sono molto attenti e esigenti riguardo a come viene reinterpretata la musica che hanno amato per tutta la vita. Questo è del tutto legittimo e comprensibile. E noi, che siamo fan a nostra volta, cerchiamo di onorare al meglio le loro aspettative, mettendo passione e sacrificio in ogni performance. La qualità musicale è sempre la priorità assoluta. Dalla ricerca dei suoni alla creazione della giusta atmosfera, fino all’importanza di avere tre chitarre a 12 corde che arpeggiano insieme».

La connessione con il pubblico

Le reazioni sono sempre entusiaste: merito del vostro talento senza dubbio, ma cosa – secondo voi – crea un legame così solido tra il pubblico e la vostra musica?
«Ci piace ripetere sempre che siamo grati ogni giorno al nostro pubblico, perché è grazie a lui che possiamo suonare la musica che amiamo di più. Crediamo che il legame così forte sia frutto di una connessione autentica. La musica dei Genesis ha una profondità emotiva e una complessità che riescono a toccare corde sensibili in chi ascolta. Ogni nota e ogni testo raccontano storie che parlano di emozioni universali, e questo fa sì che chi ci segue possa sentirsi parte di un’esperienza condivisa. Il pubblico non è solo un ascoltatore, ma diventa un vero e proprio protagonista del nostro viaggio musicale, creando insieme a noi un legame che va oltre la semplice esibizione».

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⁠Cosa ci insegna oggi la musica dei Genesis, secondo voi?
«La musica dei Genesis ci insegna molte cose. Forse però la lezione più importante è quella di come la sperimentazione e l’innovazione possano convivere con una forte componente emotiva e narrativa. I Genesis hanno sempre saputo spingersi oltre i confini del rock, esplorando nuove sonorità e forme musicali, pur mantenendo un legame profondo con l’aspetto umano ed emotivo della musica».

⁠⁠Mi dite un brano di questo live a cui siete particolarmente legati e un brano che vi ha messo in difficoltà nell’arrangiamento (per motivi vari)?
«Il brano a cui siamo più legati è forse anche quello che più ci ha messo in difficoltà. È Supper’s Ready, della durata di 23 minuti. Un brano non semplice da suonare ma che racchiude al suo interno tutta la genialità e la maturità artistica di una band che, in quel momento, aveva tra i 21 e i 22 anni».