Dopo il caso della collana ‘bloccata’ dalla Rai, Tony Effe ha commentato il suo Sanremo 2025 rispondendo alle critiche legate anche ai testi di molti suoi brani.
Dalla distribuzione dei maritozzi nel chioschetto di street food romano all’affaire della collana ‘censurata’ dalla Rai perché il marchio risultava troppo riconoscibile (con relativa reazione a caldo e commenti a cascata). Dall’immagine candida ripulita dei tatuaggi nella prima serata al total black in pelle e petto nudo. La settimana del Festival di Sanremo 2025 per Tony Effe è stata un saliscendi che non ha mancato di accendere i riflettori anche sul tema dei testi sessisti di molte canzoni del trapper. Così come sulle tante critiche che ha dovuto affrontare soprattutto nelle ultime settimane.
Confrontandosi con la stampa, l’artista ha specificato: “Io vorrei far capire alla gente che, alla fine, sono un ragazzo come tanti, fatto di carne e ossa. Per me, anche a Capodanno, è stato difficile salire sul palco. Ho pianto, perché metto tutto me stesso in quello che faccio. So bene che non posso mettere d’accordo tutti, ma ci rimango male quando ricevo certe critiche pesanti. Mi arrivano messaggi del tipo Chissà cosa pensa tua madre di te”.
“Capisco quando si dice Questa canzone non mi piace perché…, è un parere legittimo. Ma se leggo un voto basso in pagella con commenti tipo Mi fanno male le orecchie, non è un discorso costruttivo. È vero che c’è sempre stata questa dinamica tra generazioni – mia madre mi diceva sempre: Ma cosa ti ascolti? – ed è normale che i gusti cambino. È impossibile mettere tutti d’accordo. Però alla fine decide il pubblico”, ha proseguito.
“Se i ragazzi si divertono, ballano, si emozionano con la mia musica, allora vuol dire che sto facendo un buon lavoro”, ha quindi aggiunto. “Certo, ci sono anche i numeri che parlano, e non voglio sembrare presuntuoso, ma se questa roba piace, significa che non sono l’unico scemo a crederci. Quando ho iniziato a fare musica, mia madre mi chiedeva: Ma tu cosa vuoi fare? Perché non vai a lavorare? Io ero talmente convinto che le dicevo: Mamma, non ti preoccupare, lavora tranquilla che poi ci penso io a te!”.
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“Ripensandoci oggi, forse ero un po’ ingenuo, ma quando credi davvero in qualcosa, trovi la forza per andare avanti. È come se una signora domani dicesse: Fra un anno voglio diventare una bodybuilder. Con la giusta convinzione, tutto è possibile. Io comunque mi sento l’ultimo degli artisti qui. Ho ancora tanta strada da fare, soprattutto nel canto. Non dico: Ho fatto il disco più bello del mondo, anzi, penso di aver avuto anche fortuna. Però ho lavorato tanto, e quando lavori sodo, i risultati arrivano”.
“Qui ho la possibilità di imparare: mi confronto con Brunori Sas, con Cristicchi, con Lucio. Credo che ogni persona possa lasciarti qualcosa, indipendentemente da chi sia. Anche chi mi critica, magari, mi lascia uno spunto di riflessione. Mi piace il confronto”.
L’approccio al palco di Sanremo
A proposito, poi, dell’approccio al palco del Teatro Ariston (con questione loghi, brand e collane inclusa), Tony Effe ha così commentato le sue prime due serate. “Devo essere sincero, anche io, prima di salire, ero distratto. Mentre mi mettevano il microfono, chi lavorava dietro le quinte mi chiedeva foto, video… e io sono uno disponibile, quindi scherzavo con loro. Un secondo prima di esibirmi, ero ancora lì a ridere; forse sono stato un po’ ingenuo, non ero concentratissimo…”.
“Poi c’è stata la questione della collana. Ero molto concentrato, pronto per salire sul palco, e mi fermano: La collana non puoi metterla. Ho chiesto: Scusate, ma è salito Pinco Pallino prima di me con la stessa cosa, perché io no? Alla fine, per evitare problemi, ho deciso di toglierla. Non ce l’ho con la Rai, sia chiaro”.
“A volte la gente fraintende il mio tono. Magari sono solo un po’ stranito, ma non è che sono arrabbiato. Io scherzo, solo che lo faccio con la faccia seria. Comunque, ora è tutto a posto ma l’orologio me lo sono nascosto!”
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